Questo è un tema che mi sta molto a cuore.
Sono sempre stata convinta che il cambiamento culturale inizi dalle piccole cose. Se noi iniziamo a scrivere pensando a tutte le persone che ci possano leggere o ascoltare (penso a chi utilizza gli screen reader) sicuramente il nostro linguaggio prenderà una piega diversa.
D’altro canto, se cominciamo a leggere dei testi che tengano conto di tutte le diversità alleniamo il nostro cervello ad accoglierle.
Se la mente si abitua a guardare alle diversità come qualcosa di familiare e a non averne più paura anche le nostre azioni e pregiudizi ne seguiranno di conseguenza.
Sembra un’assurdità, ma vi assicuro che funziona proprio così.
Stereotipi e pregiudizi cominceranno a sfracellarsi lasciando il posto ad un “nuovo” modo di pensare a quello che oggi definiamo “diverso”.
Cominciamo a vedere come possiamo allenare il cambiamento partendo dalla scrittura.
Maschile sovraesteso: cosa vuol dire e quali sono le alternative
In quasi tutte le comunicazioni che leggiamo o ascoltiamo si parla spesso al maschile. Anche quando il target è femminile o la maggior parte dell’utenza è femminile.
Ci hanno insegnato che il plurale “inclusivo” per aggregare maschi e femmine è al maschile.
Così noi siamo scalzate fuori dalla conversazione o ci siamo convinte che quel maschile ci calzi addosso come un tailleur dove le tasche sono bucate e le spalle sono troppo strette per contenere il nostro orgoglio.

Attenzione: non è un discorso femminista. Si tratta di inclusività: nella lingua italiana ci stiamo bene tutti e tutte senza necessariamente dover scegliere.
Lo so, sia donne che uomini non sono d’accordo: perché arrovellarci il cervello per scegliere modi alternativi al posto di usare un consueto maschile che ci si sbriga prima e subito?!?
Perché il cambiamento parte anche dalle parole!
La lingua è democratica, non parteggia per l’uno o per l’altro, usiamola bene in modo che ognuno di noi possa calzare quel tailleur nel modo giusto.
Allora partiamo da alcuni semplici consigli su come rivedere alcuni testi radicatamente al maschile e renderli omnicomprensivi:
| Maschile sovraesteso | Linguaggio inclusivo |
|---|---|
| Benvenuto! | Ti diamo il benvenuto! |
| Contatta un consulente/esperto | Richiedi una consulenza |
| Pronto per iniziare? | Cominciamo? |
| Prenditi cura di te stesso | Prenditi cura di te o della tua persona |
| Sei un nuovo utente/cliente? | È il tuo primo accesso? |
Facciamo lavorare la lingua italiana che di alternative ne ha tante e spesso anche originali!
Linguaggio per persone ipovedenti che utilizzano lo screen reader
Siamo abituati/e a pensare che i contenuti sul web vengano solo letti e non ci siano altri modi per fruirne.
Non è sempre così! Non dobbiamo basare l’esperienza del mondo solo ed esclusivamente sulla nostra. Il mondo è fatto da miliardi di persone diverse e con diverse esigenze. Per esempio, c’è chi ha problemi di vista e utilizza lo screen reader. Capiamo di cosa si tratta.
Cos’è e come funziona uno screen reader?
Uno screen reader è un software che legge ad alta voce il contenuto di uno schermo: testi, pulsanti, link, immagini e lo trasforma in voce sintetica o in output su display Braille. È lo strumento principale con cui le persone non vedenti o ipovedenti navigano il web, usano app e interagiscono con i dispositivi digitali.
Lo screen reader “legge” la struttura della pagina nell’ordine in cui è costruita nel codice HTML. Per questo motivo un sito accessibile, con titoli gerarchici, testi alternativi alle immagini e link descrittivi, è navigabile in modo fluido. Un sito mal strutturato, invece, diventa incomprensibile o inutilizzabile.

Perché è importante scrivere in modo accessibile e inclusivo
Ogni scelta redazionale ha un impatto diretto sull’esperienza degli utenti che usano uno screen reader:
- un link che dice “apri la guida alla sicurezza” è utile; uno che dice “clicca qui” non lo è, perché fuori contesto non dice nulla e, inoltre, indica di compiere un’azione con il mouse che non è adatta a chi, invece, utilizza comandi vocali. Detto fuori dai denti, il “clicca qui” non ha neanche alcuna valenza per l’indicizzazione sui motori di ricerca. È strausato purtroppo, ma è obsoleto e indica poca conoscenza delle logiche del web
- un’immagine senza testo alternativo viene letta come “immagine” e basta
- i simboli come @, * o schwa, come tutti i caratteri speciali, possono essere letti in modo strano o saltati del tutto.
Testi semplici e chiari che arrivino a tutti i livelli di alfabetizzazione
Noi non conosciamo chi è dall’altro lato dello schermo, non sappiamo che livello di alfabetizzazione ha e che tipo di cultura possiede. Scrivere in modo articolato vuol dire escludere una parte di pubblico che potrebbe essere interessato al nostro contenuto.
Se non si tratta di argomenti specialistici dedicati ad un pubblico di esperti/e, allora è nostro dovere semplificare.
Usiamo periodi brevi e parole semplici, perché, lo sappiamo benissimo, anche l’intellettuale fruisce dei contenuti digitali in modo frettoloso e, talvolta, svogliato.
Il mestiere del copywriting è proprio quello di arrivare a chi ha interesse verso il contenuto che stiamo veicolando.
NO a inglesismi e tecnicismi inutili
Quante volte hai aperto un sito e hai trovato parole come dashboard, funnel, call to action o user experience senza capire bene di cosa si stesse parlando?
Eppure esistono parole italiane bellissime che dicono la stessa cosa: pannello di controllo, percorso d’acquisto, invito all’azione, esperienza utente.
Usare un linguaggio chiaro e accessibile non significa sminuire i concetti, significa rispettare chi legge. E chi legge, spesso, non è un addetto ai lavori: è una persona curiosa, in cerca di informazioni, che merita di capire al volo senza dover aprire un dizionario.
Ecco, ogni volta che scriviamo per le altre persone teniamo conto di questi piccoli espedienti che sono alla base di grandi cambiamenti.
Per vostro approfondimento, vi lascio qui il Manifesto della comunicazione non ostile.

Mi chiedo…e’ possibile usare un linguaggio ‘semplice’ quando si trattano argomenti specifici di settore che richiedono l’utilizzo,anche tecnico di parole non comuni ? Non sempre e’ possibile conciliare una narrazione verbale specifica con il ‘dovere’ di farsi capire da tutte/i…purtroppo.
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Come sempre dipende a che tipo di pubblico ti stai rivolgendo.
Se è un’utenza specialistica, puoi azzardare termini più tecnici e specifici del settore.
Se il pubblico è più vasto e ti accorgi che non sono tutti/e esperti/e del settore, secondo me, è un atto dovuto quello di semplificare e rendere tutto il pubblico partecipe.
È più difficile semplificare che articolare, anche se questo può sembrare un paradosso!
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