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Parlare in pubblico. Perché non emozionarsi?

Come fare public speaking senza reprimere le proprie emozioni ed essere se stessi.

C’è chi riesce a parlare in pubblico con una certa disinvoltura e chi, invece, fa fatica a dominare le proprie emozioni.

Io faccio parte della seconda categoria.

Ho provato più volte a reprimere le mie emozioni durante un public speaking per poter mostrare uno standing sicuro e all’altezza del compito.

L’ultima volta ho però realizzato che le emozioni che provo quando parlo in presenza di più persone, anche nelle call, non per forza devono essere schiacciate.

Al contrario, le emozioni possono essere anche liberamente espresse senza arrecare danni all’importanza del contenuto veicolato e del compito assegnato.

E allora, perché non emozionarsi durante un discorso in pubblico?

Come fare public speaking senza reprimere le emozioni.

Le emozioni, come la paura, se impariamo a conoscerle, possono diventare anche un valore aggiunto durante il public speaking e, perché no, addirittura nostre alleate.

La paura non deve scoraggiarci

La paura è la sentinella che ci mette in allerta su qualcosa di importante, o anche di non conosciuto, che sta per accadere.

In questa situazione specifica, ci dice che stiamo per metterci alla prova a cospetto di altre persone. Se però ci immaginiamo il giudizio di queste sulla nostra performance, lasciamo che la paura prenda il sopravvento.

Se invece permettiamo alla paura di fare da catalizzatore possiamo anche presentarla al nostro pubblico.

Non è un errore, secondo me, manifestare la propria emozione. Anzi, in un certo senso si potrebbe anche creare una certa empatia con chi, dall’altro lato, prova le stesse sensazioni quando si trova a parlare in pubblico.

Esordire con un “sono emozionata nel presentarvi questo importante progetto…” o “scusate la voce emozionata, ma il progetto è così importante e ci abbiamo lavorato così tanto che per me oggi è un’emozione potervelo presentare…” e taaac il gioco è fatto.

Ma come possiamo trasformare la paura in alleata?

Le emozioni che piacciono.

Empatia, leggerezza, entusiasmo e professionalità, condite da buona educazione e rispetto per il prossimo possono diventare l’altra faccia della medaglia durante un importante speech.

Senza partire dal presupposto di mettersi sul piedistallo e dover per forza fare la parte del leader, parlare in pubblico può essere anche una buona occasione per avvicinarsi alla propria audience.

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Presentare in conference call

E come farlo al meglio se non dimostrando di avere le stesse “debolezze” umane che ha chi ti sta ascoltando?

Quelle debolezze possono diventare il tuo punto di forza nel momento in cui le abbracci, le fai tue, ci fai pace e le mostri con disinvoltura agli altri come tue amiche e non nemiche.

Chi può mai criticare un tremolìo di voce, se hai appena detto che ti senti emozionata per l’importanza del progetto?

Ma soprattutto, al di là di chi o non chi, che potrebbe non essere così rilevante, il giudizio che tu stessa ti darai al termine dello speech sarà sicuramente rassicurante e valorizzerà ulteriormente la tua autostima.

Non bisogna aver paura di dichiarare se stessi, con tutto ciò che comporta.

Solo in quel momento hai portato fuori tutto, senza mentire agli altri e soprattutto a te stessa.

La paura fa bene.

Si, la paura fa bene, perché scatena quell’adrenalina necessaria per abbattere quel muro che determina un limite che hai superato esprimendo te stessa con il tuo carico di emozioni.

Volete sapere com’è finita la presentazione del mio progetto?

Ve lo dico ora.

Un po’ ve l’ho anticipato: “scusate l’emozione, ma è stato un progetto così lungo e faticoso, ma pieno di soddisfazioni che ora che sono qui a raccontarlo, mi sento molto emozionata”. La platea si è congratulata e alcuni colleghi hanno confermato l’importanza del progetto comprendendo la mia emozione.

Ecco qua, per la prima volta, non mi sono vergognata ad esprimere le mie emozioni e quello che credevo essere una mia debolezza è diventata la mia forza.

Allora avanti tutta, rimaniamo fedeli a noi stessi sempre!

Note a margine.

Giusto perché voglio che rimanga agli atti: fino ad un momento prima dell’inizio della presentazione in call del nuovo progetto, una signora stava beatamente litigando al telefono con un tono di voce tutt’altro che tremolante, ma sicuramente con una vibrazione che ha scatenato tutte le sue furibonde emozioni verso un malcapitato dall’altro lato del telefono. E mentre io cercavo le parole giuste per descrivere i contenuti dell’intervento accuratamente trascritti in una scaletta, lei andava invece a ruota libera …e anche con un dialetto napoletano libero!

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