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Assumere donne in gravidanza al colloquio. Il caso dell’imprenditore di Trieste e il linguaggio inclusivo.

Perché è tristemente speciale assumere una donna incinta? Vi dico la mia!

Perché è tristemente speciale assumere una donna incinta?

Di recente ha fatto notizia la storia di un imprenditore di Trieste che ha assunto una sua dipendente, pur sapendo che era incinta.

Questo gesto è stato ritenuto talmente meritevole che è stato addirittura premiato dal Presidente Mattarella.

Il fatto in sé è lodevole, non c’è dubbio. Ma la mia domanda è:

possibile che oggi debba essere considerato speciale ciò che, invece, dovrebbe essere normale?

Vediamo intanto cos’è successo.

Il caso dell’imprenditore di Trieste premiato da Mattarella.

Christian Bracich è un imprenditore di Trieste di 44 anni che gestisce un’azienda che si occupa di ingegneria meccanica.

Alle spalle una storia non comune fatta di stenti e di sacrifici. Una mamma che si è rimboccata le maniche per crescere i figli, dovendogli dedicare sempre meno tempo e una sensibilità speciale, quella dell’allora piccolo Christian, per capire il significato di questi sforzi.

Una sensibilità che si è ripresentata forte e chiara, ma soprattutto con una certa naturalezza, quando una delle sue dipendenti, con un contratto a termine, gli dice “Sono incinta”.

Anche io quando ho dovuto dirlo mi è corso un brivido lungo la schiena per paura che mi fosse tolto qualcosa al mio rientro. Per fortuna non è stato così.

La paura di dire al tuo capo “Sono incinta”.

Quante volte è successo? Quante volte ci è sembrato che ammettere il proprio stato interessante potesse sconvolgere l’opinione che i tuoi capi hanno di te?

Quante volte e a quante persone questo è addirittura costato il posto di lavoro?

Troppe.

Troppe volte e troppe poche quelle in cui una risorsa donna viene valutata per la sua professionalità, anche e soprattutto quando ha davanti un pancione bello rotondo.

Troppe poche, tanto che la rarità viene premiata.

Questo premio è un messaggio molto chiaro. Christian ha avuto un comportamento eccezionale che invece dovrebbe essere normale.

Un pancione, una figlia e tanta gioia.

Per chi volesse approfondire l’argomento, lascio qui un link all’articolo de Il Fatto Quotidiano.

Cosa fare per rendere normale ciò che oggi è tristemente eccezionale? Comportamento inclusivo.

Per arrivare ad un comportamento inclusivo nei confronti delle donne probabilmente ci vorrà ancora un altro secolo, se tutto va bene.

La mentalità, di uomini e donne, è ancora legata a stereotipi che sono dei fardelli da schiodare. Quegli stereotipi vogliono la mamma ai fornelli e con un lavoro “da donna”. Quei lavori che possano mettere equilibrio tra lavoro e famiglia.

Si perché se sei mamma, sei meno carriera e viceversa.

E se sei incinta, il cervello smette di funzionare e non sei più in grado di stare dietro ad orari che ti imbrigliano davanti al pc, talvolta a smistare mail.

La vita di una donna è molto di più.

Anzi, la vita di un essere umano è molto di più.

Cosa vuol dire dividere lavoro dalla famiglia o dalla vita privata?

La vita di una persona è la stessa e, nell’arco della giornata, possono verificarsi più eventi che si intrecciano tra lavoro e vita privata senza necessariamente dover sottrarre qualcosa all’uno o all’altro.

Ecco allora la domanda: cosa fare per portare le donne ad un livello di parità? nel mio piccolo io sponsorizzo la mia vita di mamma lavoratrice cercando il più possibile di non togliere l’uno all’altro.

Ogni pomeriggio vado a prendere le mie bimbe a scuola senza nulla togliere al lavoro, che continuo a fare con dedizione e passione osservando puntualmente le scadenze.

Ancora di più, grazie al mio lavoro, promuovo un linguaggio inclusivo in modo da abituarci a sentir parlare a tutti.

Si perché trovare anche il femminile accanto al maschile oggi suona strano, ma domani cominciamo a farci l’orecchio.

Il copywriting inclusivo. Per parlare a tutti/e.

Ecco dove volevo arrivare.

Per fortuna, oggi se ne parla tanto e i linguisti stanno cercando soluzioni inclusive come per esempio l’utilizzo della schwa, ossia il simbolo Ə, per indicare un neutro comune a tutti.

D’altronde il latino già aveva un neutro abbandonato con il tempo.

Cominciare da un linguaggio inclusivo è secondo me un passo molto importante per la cultura contemporanea. Soprattutto perché educa a coinvolgere tutti nelle conversazioni senza sentirsi “fintamente” inclusi anche se si parla al maschile.

Poi succede che lasciano sul sofà Ursula von der Leyen e pensi che tutti gli sforzi siano vani.

Concludo con un invito.

Il mio invito è rivolto a tutti gli imprenditori e le imprenditrici a valutare il potenziale di una persona e non le sue rotondità.

Quelle sono un valore aggiunto e sai perché? Perché una mamma lavoratrice per forza di cose è una persona multi-tasking con elevata inclinazione al problem solving.

E, soprattutto, quest’ultimo periodo di pandemia ci ha insegnato che si può lavorare egregiamente anche da casa, qualora un figlio/a sia malato e non si hanno i nonni e le nonne a fare da babysitter.

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