Sembrerà strano, ma così ho sentito dire in importanti contesti aziendali in cui l’obiettivo principale è tagliare i costi a discapito della qualità del servizio.
E ora ho bisogno di chiarire con voi alcune cose per mettere in ordine pensieri e informazioni errate che mi sembra stiano circolando impropriamente.
Cominciamo dall’abc.
Cos’è l’Intelligenza Artificiale, nella fattispecie ChatGPT, applicata alla scrittura
L’AI utilizzata per la creazione di contenuti come i testi, non è altro che uno strumento che velocizza il processo creativo nella scrittura di un blog o di un sito o di qualsivoglia contenuto digitale.
Per il lavoro può essere di grande aiuto.
Ad ogni modo, vi informo che per questo blog e per le mie newsletter non vene utilizzato alcun tipo di testo proveniente da ChatGPT.
Finché i pensieri de La DonnaRiccia restano spettinati non ci sarà nessuna Intelligenza Artificiale a poterli trattenere.
Detto questo, però, devo anche ammettere che nel mio lavoro di copywriter per le aziende, ChatGPT mi dà una grossa mano a velocizzare il processo di scrittura.
Come funziona ChatGPT
Si prepara un prompt che corrisponde all’attuale brief (documento con le specifiche di comunicazione per impostare un contenuto) in cui si definiscono i criteri che il contenuto deve avere, come per esempio: il TOV (Tono Di Voce), il target (pubblico a cui è diretto), eventuali statistiche o insight da inserire, ovviamente l’oggetto del contenuto, ecc. ecc.
Si invia la richiesta di creazione del testo e in una manciata di secondi hai la tua pagina da revisionare.
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ChatGPT non va intesa come sostituzione della mente umana nella realizzazione di un testo scritto.
Non mi è mai capitato di utilizzare un contenuto prodotto da ChatGPT senza doverci rimettere poi mano, anche pesantemente, prima di renderlo adatto alla pubblicazione.
Anche con prompt super performanti il risultato non è quasi mai efficace al 100%.
Come sapete benissimo, ChatGPT prende le informazioni e i dati da tutto ciò che è online, Internet e ciò che è pubblico.
Una stramarea di informazioni a cui ha accesso per restituire in pochissimo tempo la risposta al tuo prompt.
C’è un MA: non tutti i dati e le informazioni che troviamo online sono affidabili.
Questo vuol dire che tutto ciò che ci consegna l’AI va rigorosamente ricontrollato e calato nel contesto in cui ci è stato richiesto di scrivere quel contenuto.
Quindi, l’output di ChatGPT è solo il primo passo verso un contenuto che si può poi definire fatto e finito.
Cosa si rischia se ChatGPT sostituisce il lavoro di copywriting
Si rischia che ognuno pensa di poter fare un mestiere che non è il suo, credendo di saperlo fare.
Immaginate: grande azienda, grandi costi e il miraggio di ChatGPT.
Chi fa prodotto si scrive i prompt in autonomia e chissenefrega se la qualità affoga dentro parole che suonano bene ma razzolano male. Tanto poi ci pensa il servizio clienti o i commerciali a risolvere le incomprensioni dei testi, con i costi che ne derivano.
Peccato che, se il contenuto non è fatto bene, chi legge non arriva proprio al bottone “contattaci”, perché magari non ha capito cos’è scritto in quanto troppo tecnico o privo delle info necessarie. Quindi, una fetta di pubblico abbandonerà il sito prima di contattare il servizio clienti o il servizio vendite.
Magari la gente che ha sostato su quella pagina ha recepito le informazioni perché il contenuto è stato super semplificato dall’AI, ma trova che è scritto in modo diverso dal resto del sito (perché poi se ognuno si fa il suo contenuto, il sito diventa un patchwork senza una coerenza comunicativa) e quindi si chiede se si può fidare. Ed è un’altra fetta che va dal competitor che è più coerente e riconoscibile nei messaggi.
Oppure il testo è scritto in maniera talmente destrutturata che il lettore o la lettrice ha perso la pazienza e invece di un’informazione veloce trova uno sproloquio di tecnicismi e inglesismi perché chi l’ha scritto desiderava di più sciorinare la sua sapienza che mettersi nei panni di chi legge o di chi fruisce del contenuto attraverso screen reader.
Ricordiamoci sempre i temi dell’inclusività e dell’accessibilità. Cosa che sa e può fare chi lavora con i contenuti.
Insomma, sono dell’idea che il contesto non permette ancora la sostituzione dei e delle copywriter con l’AI.
Chi pensa di poterlo fare, rischia di confondere la lana con la seta.
Cosa ne pensate?
Risorsine carine
Intanto vi lascio l’intervista di Angelica Eruli su Engage.it che parla del metodo PERSEO, un interessante connubio tra l‘artigianalità della scrittura e la sperimentazione tecnologica con AI del copywriting 👉🏼 vai all’intervista

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